IL CABARET NELLA MILANO DEL DOPOGUERRA
Inquadramento storico: gli anni ’50 e ‘60


Prima del 1960, in Italia non c’è nessuna traccia del cabaret.
In effetti, il cabaret per sua natura non poteva certo nascere sotto i Savoia, il fascismo o i governi del primo dopoguerra. L’abolizione della censura e l’avvento del centrosinistra contribuirono a dare quella libertà indispensabile per il suo fiorire.

Comunque la storia del cabaret in Italia comincia tra fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60: Aldo Trionfo dirigeva a Genova un piccolissimo teatro “LA BORSA DI ARLECCHINO”, dove si esibiva una banda di giovani: Paolo Poli, Silverio Pisu, Claudia Lawrence che intrattenevano il pubblico raccontando confidenzialmente ciò che frullava loro per la testa. Il fenomeno (come poi accadrà per quello dei cantautori) si trasferirà poi a Milano che possiamo considerare la vera culla del cabaret italiano.
Tanto per capirci, che epoca era? Cosa avveniva nel mondo? Vi basti pensare che nel 1957 iniziava l’era spaziale Sputnik e nel 1959 prendeva il largo la Rivoluzione Cubana. Per la cronaca, nell’anno intermedio iniziò in Italia il boom economico proprio mentre il sottoscritto vedeva la luce. Ci sarà un motivo…



Verso la fine degli anni 50, a Milano, in uno scantinato di Viale Monte Rosa, un albergatore bolognese (pittore) GIOVANNI BONGIOVANNI e la moglie ANGELA avevano provato ad aprire un “Whisky a go-go”, senza molto successo.
In seguito il locale venne trasformato dapprima in un ristorantino e poi in una sala di intrattenimento dove poteva accadere di tutto. Si chiamava DERBY CLUB.
Nel 1962, mentre Watson e Crick scoprivano la doppia elica del DNA e prendeva il via il Concilio Vaticano II il DERBY CLUB diventò INTRA’S DERBY CLUB perché era entrato in società il pianista Enrico Intra, che portò il jazz nel locale.
Insieme a Intra, facevano jazz (musica proibita durante il fascismo) Pupo De Luca, Dino Piana, Pallino Salonnia, Franco Cerri, Enzo Jannacci. Tra un’esibizione e l’altra cominciarono a raccontare qualcosa, a colloquiare con il pubblico, a cantare in un certo modo, toccando argomenti che non erano mai stati trattati.
Questi intervalli piacevano.
In seguito arrivarono personaggi come Walter Valdi, Franco Nebbia, Silverio Pisu, Tinin Mantegazza, Gatti di Vicolo miracoli, Umberto Bindi, Milly, Bruno Lauzi, Lino Toffolo, Giorgio Gaber, Gianni Magni.
Nel frattempo furono aperti a Milano anche altri locali:
• ARETUSA
• S. TECLA

Si suonava anche nelle cantine (studenti universitari).
L’Intra’s Derby Club, come già detto puntava sul jazz. Ma non solo.
Tra un pezzo e l’altro Pupo de Luca raccontava storie impossibili (era diventato IL FROTTOLIERE) e Walter Valdi (che ancora non era avvocato) cominciava a proporre i suoi interrogativi: “Chi va in giro a costruire quadrati sugli ipotenusa?”
Anche altri ragazzi si avvicinavano a quello strano covo dove MUSICA E PAROLE SEMBRAVANO SPOSARSI CON STRAORDINARIA INVENTIVA, nonché molti attori e personaggi della Milano “che conta” (Strelher, Ornella Vanoni , Buazzelli… fino a calciatori come Corso e Suarez)
Bongiovanni aveva capito che non era il jazz ad attrarre la gente, ma quegli strani tipi che raccontavano storie inverosimili.
I jazzisti si spostarono dall’Intra’s al Corso (Franco D’Andrea, Gil Cuppini, Gato Barbieri…) mentre al Derby rimasero quei personaggi che continuarono a raccontare le loro storie sia con le chiacchiere che con la musica: MILLY, FRANCO NEBBIA, UMBERTO BINDI, LINO PATRUNO, ENZO JANNACCI, COCHI E RENATO. TININ MANTEGAZZA, LINO TOFFOLO…
Col tempo però qualcuno se ne andò
Nel 64 Mantegazza e Nebbia decisero di andarsene e di aprire un locale assieme, ma ne trovarono due e così ognuno aprì il suo.
USA 1964 – Mobilitazione studenti all’Università di Berkeley (California). Gli studenti protestano contro INADEGUATEZZA DEL SISTEMA UNIVERSITARIO – AUTORITARISMO. La contestazione investe tutta la società – RIFIUTO CONSUMISMO e nuova società del benessere. In un primo momento la protesta è legata al fenomeno HIPPIES (sex and drugs and rock’n roll) Poi la protesta diventa politica. Ricerca di una cultura alternativa (UGUAGLIANZA – NON VIOLENZA – RELIGIOSITA’ ORIENTALE). Protesta legata alla guerra in VIETNAM – Lotta contro il razzismo


Franco Nebbia inaugurò il 3 settembre 1964 in Piazza Pio XI il “Nebbia Club” (rilevando il CAPITAN KID), che poi trasferì in via Canonica. In quel locale sono passati Marcello Marchesi, Carmelo Bene, Vaime, Umberto Simonetta, Del Prete, Herbert Pagani, Sandro Massimini, Mariangela Melato, Giorgio Gaber, i Gufi, Umberto Eco, Giorgio Gaslini, la Original Lambro Jazz Band.
Nebbia presentava degli spettacolini intitolati “FRANCO NEBBIA MINI SHOW”

I coniugi Mantegazza pochi mesi dopo in via Santa Sofia sotto a “Il mio bar” aprirono il “Club 64” dove andavano in scena i pupazzi di Velia, (con dialoghi scritti da Gaber, Lauzi, Toffolo) e l’immancabile Jannacci.

Dice Mantegazza: “E’ un passato morto e sepolto, mi sembra che oggi non ci sia quella carica emotiva che ci spingeva a INVENTARE SEMPRE NUOVE COSE. Forse i giovani si sono impigriti, la società ha altri miti, noi saremmo dei dinosauri”

Gino Negri – fonda la CASSINA DE POMM
(Felice Andreasi, Arnoldo Foa)

Nella seconda metà degli anni 60 il fenomeno si ridimensiona, escluso il DERBY i vari locali chiudono, ma ne nascono altri.
Per esempio un ex cameriere del derby aveva aperto L’AQUILONE

Altri locali che sorgono nello stesso periodo sono:
LE CLOCHARD
PINUCCIA FOLK
CA’ BIANCA
BULLONA CABARET
(dove fanno il loro esordio Beppe Grillo e Giorgio Faletti)