23 ottobre

LORIS MAZZETTI

Autore del libro “La macchina delle bugie” (ed. BUR Rizzoli)



Sottotitolo alla pubblicazione: Dentro e dietro la tv, sotto i titoli dei giornali, tra le pieghe delle intercettazioni, bruciano i fatti. L’Italia di oggi inventata, manipolata e negata dal potere dei media. Con una intervista a Roberto Saviano.
Dopo “Il libro nero della RAI” Loris Mazzetti torna a spargere sale su una profonda ferita del nostro Paese. Il suo nuovo libro “La macchina delle bugie” (edito da BUR Rizzoli), è come una telecamera puntata ad osservare la storia e le cause da cui deriva l’incapacità dei mezzi d’informazione italiani di cicatrizzare vecchie ferite oltre che impedirne il generarsi di nuove. Un libro pieno di considerazioni, dove si alternano toni severi, denunce e aperte critiche, a riflessioni che vogliono mantenere viva la convinzione di una possibilità di riscatto per il sistema dei media ormai troppo logorato dall’azione del potere economico e dai partiti. Sulla scia del precedente lavoro editoriale del giornalista bolognese, che Enzo Biagi definì una sorta di “atto d’amore” verso la Rai e nei confronti di tutti quei colleghi accomunati da un sincero ed incondizionato legame per la propria professione, l’autore de “La macchina delle bugie” approfondisce temi già noti ai suoi lettori, ma con toni talvolta più intimi, personali, capaci di far scivolare la narrazione nella sfera di una quotidianità sensibile e toccante che raggiunge uno dei suoi momenti più vitali nel ricordo del legame tra Loris Mazzetti ed Enzo Biagi:

“Dicono che in punto di morte si riviva tutta la vita come se fosse una proiezione accelerata: le persone care, i colori, gli odori. Credo che non sia necessario morire perché questo accada. In un certo senso è quello che mi è capitato nell’ora che ho passato in chiesa prima dell’arrivo del feretro, il giorno del funerale di Enzo Biagi, l’8 novembre 2007”.


Una meticolosità nel riportare i dati combinata ad una narrativa energica e tagliente a testimonianza dell’esperienza maturata da Mazzetti in anni di lavoro dentro i meccanismi più complessi e talora oscuri del sistema televisivo nazionale. Tali ingredienti fanno di queste pagine una sorta di “manuale di sopravvivenza” rivolto a tutti ma in particolare a quel telespettatore ancora oggi convinto che se non si parla di un evento in tv, vuol dire che l’evento non è mai accaduto. Il quadro che emerge scorrendo i capitoli è quello di un sistema mediatico che agisce come un virus su una “società ormai priva di anticorpi per difendersi, cioè […] senza regole”. Il mondo del giornalismo è spaccato in due: “Chi racconta i fatti così come sono accaduti e chi li manipola o addirittura li nega”.
Si passa dal piccolo Bignami di berlusconismo al caso Saccà, fino alle intercettazioni telefoniche.
A conclusione, un prezioso intervento di Roberto Saviano che getta in apertura un’inquietante luce sul rapporto tra mafia e mezzi di comunicazione: “L’informazione ha sempre svolto un ruolo importante nei confronti della criminalità organizzata: illuminare i fatti. Non c’è nulla che dia più fastidio di questo alle mafie. Quel faro di luce puntato sui mafiosi, camorristi, boss della ‘ndrangheta o della sacra corona unita e sulle loro attività, li condiziona, ha l’effetto del sole che colpisce il vampiro come nei mitici film di Christopher Lee, li distrugge, li rende polvere, li annulla. Anche loro, come il principe della notte, hanno bisogno delle tenebre, del silenzio per agire sulla vittima, per fare i loro affari […]”.